Tassazione rendite Forex in Italia: Fisco 2018

Tassa Transazioni Finanziarie Forex

I proventi ottenuti con il trading sui mercati valutari sono tassati in Italia solo se la valuta viene mantenuta in portafoglio per più di 7 giorni lavorativi e se l’ammontare della transazione supera i 51.645,69 euro (100 milioni di vecchie Lire).

Per ovviare a ciò, gli operatori sono soliti non chiedere il delivery fisico delle valute, ma preferiscono chiudere e riaprire le posizioni ogni giorno, in maniera da non far scattare l’obbligo di Legge. In caso contrario, ricorrendo le condizioni di Legge a seguito del delivery fisico delle valute, le plusvalenze realizzate dovranno essere dichiarate in sede di compilazione del modello Unico di dichiarazione dei redditi, indicando come base imponibile la differenza tra il corrispettivo della cessione ed il costo della valuta, rappresentato dal cambio storico calcolato sulla base del criterio “LIFO“. Agli effetti dell’applicazione del criterio LIFO si considerano cedute per prime le valute acquisite in data più recente. Qualora non sia possibile determinare il costo per mancanza di documentazione, si deve far riferimento al minore dei cambi mensili determinati con decreto del Ministero delle Finanze nel periodo d’imposta in cui la plusvalenza è stata conseguita.

Fisco e Forex

In data 6 Luglio 2010 l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la risoluzione n. 67/E con la quale risponde all’interpello effettuato da un non ben individuato contribuente che ha chiesto se la tassazione delle plusvalenze derivanti dai contratti spot e rolling spot sul Forex sia da applicarsi oppure no.

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Ovviamente l’Agenzia delle Entrate si è espressa a favore della applicazione dell’art. 67 comma 1 del TUIR lettera c-quinquies intendendo applicare anche ai contratti spot e rolling spot Forex la norma che prevede la tassazione al 12,50% delle plusvalenze (Capital Gain), ma lo ha fatto in modo del tutto approssimativo e, secondo noi, illegittimo e incostituzionale, in quanto ha negato il diritto di compensazione delle minusvalenze generate da dette operazioni, sia tra cross valutari diversi nello stesso giorno, sia tra lo stesso cross ma in giorni diversi.

Tasse da pagare sui guadagni

In buona sostanza, l’Agenzia delle Entrate ha detto che deve effettuarsi un prelievo del 12,5% sulle differenze positive originate da operazioni sul Forex di tipo Spot e Rolling Spot al termine della giornata e che le differenze negative (minusvalenze) a fine giornata sono interamente indeducibili (quindi perdute) per il contribuente.
Chiariamo il tutto con un esempio:
Se apriamo una posizione LONG su EURUSD a 1,3200 per 100.000 EUR di controvalore con marginazione al 2%, cioè versando a garanzia 2.000 Euro, al termine della giornata può accadere che:

  1. Il cross sia salito (ad esempio a 1,3300) originando una plusvalenza di 1.000 USD che viene tassata per 125,00 USD (circa 100 Euro) indipendentemente dalla chiusura della posizione, quindi anche in caso la si porti overnight;
  2. Il cross sia sceso (ad esempio a 1,3100) originando una minusvalenza di 1.000 USD che viene perduta dal contribuente il giorno dopo, anche in caso di riporto della posizione overnight. Ciò a causa del roll-over effettuato dal broker a fine giornata che determina un nuovo prezzo di carico (appunto 1,3100) che fa perdere interamente la minusvalenza all’utente.
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Se ipotizziamo poi che il giorno seguente il cross ritorni alla posizione iniziale di 1,3200, la nostra posizione (in entrambe le ipotesi) avrà determinato il pagamento di 125 USD di tasse (capital gain) senza che si sia conseguito alcun guadagno!

Forex Trading Tasse
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Questo perché nella prima ipotesi sarà tassato il rialzo da 1,3200 a 1,3300 e nella seconda ipotesi sarà tassato il rialzo da 1,3100 a 1,3200 per effetto del nuovo prezzo di carico determinato dal roll-over e dalla perdita della minusvalenza.
Ma non è tutto: se il contribuente intende tenere la posizione per un periodo più lungo, tutte le variazioni positive giornaliere saranno tassate e tutte le negative saranno perdute. Ciò potrebbe determinare, a seconda della volatilità del cross, una imposta da pagare SUPERIORE al capitale iniziale impiegato per l’operazione! Per esempio, se in un mese il cross avrà fatto registrare rialzi per un totale di 15 figure e ribassi per altrettante 15 figure il cliente pagherà come se la sua posizione avesse generato un profitto di 15 figure, vale a dire il 12,5% su 15 figure corrispondenti a 1875 EUR su un capitale investito di 2000 EUR. Il rischio di perdere tutto il capitale depositato a garanzia diventa certezza se si lascia la posizione aperta quanto maggiore risulta la volatilità del cross valutario.
A niente servirebbe arbitraggiare la posizione incrociando altri cross, in quanto le relative minus, ancorché generate nella stessa giornata di contrattazione, non sarebbero deducibili: si pagherebbe sulle plusvalenze e si perderebbero istantaneamente tutte le minusvalenze.

Forex e Fisco: Opinione

Riteniamo palesemente errata l’interpretazione che è stata data dall’Agenzia delle Entrate, non tanto per l’introduzione della tassazione della plusvalenza in sè, ma per la indeducibilità delle minus, in considerazione del fatto che la motivazione addotta dall’Agenzia delle Entrate per la non deducibilità delle minusvalenze non trova alcun riscontro normativo e del tutto errato è il riferimento all’art. 68 comma 9 TUIR richiamato dalla Agenzia delle Entrate a supporto del proprio assunto.

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Del resto è nostra consolidata opinione che anche la scadenza dei 4 anni, prevista per la deduzione delle minusvalenze originatesi sulle operazioni in titoli azionari e derivati, non abbia caratteristiche certe di legittimità, non potendosi effettuare la compensazione se non con redditi della stessa natura e nel suddetto limite dei 4 anni, circostanza questa che non esprime alcuna ratio se non quella di determinare un vantaggio temporale ed economico per il Fisco a tutto danno degli investitori e dei risparmiatori.

L’Agenzia delle Entrate ha in seguito recepito il nostro orientamento eliminando la distorsione normativa e ripristinando correttamente la deducibilità delle minusvalenze così come per tutti gli altri strumenti finanziari.

(da Santa Leone.com)

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